La santità: scelta di un’amicizia

«Prima di ogni legge e di ogni dovere, quello che Gesù ci propone di scegliere è un seguire, come quello degli amici che si seguono, sì cercano e si trovano per pura amicizia» (Christus vivit, n. 290).

«Lascia che la grazia del tuo Battesimo fruttifichi in un cammino di santità. Lascia che tutto sia aperto a Dio e a tal fine scegli Lui, scegli Dio sempre di nuovo» (Gaudete et exultate, n. 15).

“La santità è la scelta di un’amicizia.

Ma è proprio vero che si sceglie di essere santi? Fatichiamo a porre la santità nei termini di un’opzione radicale. È diffici­le, infatti, dire «no» alla santità in maniera diretta, definitiva ed escludente. La nostra ragione pratica ci impedisce di scegliere il male in quanto male. È più probabile che il «no», in effetti, sia un «sì» rimandato all’infinito, un «sì, ma…», un «sì» condiziona­to. Sembrerebbe non realistico scegliere qualcosa che supera le nostre possibilità. Più ancora: dire «scelgo di essere santo» suona pretenzioso. Ma se è così, è perché l’immagine che abbiamo della santità non è evangelica.”

Inizia così un articolo di p. Diego Fares SJ, comparso sulla Civiltà cattolica di novembre 2019 dal titolo “Essere santi”.

Nessun progetto di vita cristiana e nessun progetto vocazionale possono poggiarsi su una certezza diversa: è il Signore, il nostro Creatore, che ci ha scelti per essere santi (Ef 1,4) e la santità che Egli ci propone si realizza solo attraverso l’amore, “non attraverso altre qualità straordinarie”[1] . Dio ci ama, e noi possiamo ricambiarlo così come siamo: l’amore di Dio “è infinitamente misericordioso e creativo, il nostro è piccolo e vacillante, ma pur sempre amore”.

Ma è possibile scegliere di rispondere all’amore, alla chiamata alla santità, e quindi alla vocazione?

“S. Ignazio parla delle condizioni che si richiedono per fare una scelta buona e sana: i tempi e la materia della scelta.” Il tempo corrisponde alla situazione soggettiva, allo stato d’animo interiore, nel quale ci troviamo e che semplicemente è dato, non lo scegliamo; la materia della scelta riguarda invece “una condizione più oggettiva, sulla quale possiamo scegliere”. La scelta evangelica riguarda sempre la possibilità di un bene maggiore, di amare di più (non certo la scelta fra cose buone e cattive!).

Scegliere: è possibile? 

Dove orientarci nella scelta di rispondere all’amore di Dio con il nostro piccolo amore in maniera più piena? Verso quell’aspetto concreto della nostra vita dove Dio ci chiama a essere santi oggi, che magari corrisponde a qualche scelta fatta precedentemente senza che essa sia stata limpidamente e pienamente orientata all’amore di Dio. In questo senso il nostro essere limitati, peccatori e le eventuali scelte sbagliate fatte in passato non sono altro che l’opportunità di riconoscerci figli prodighi o ipocriti ma infinitamente amati. Per questo Dio non ci definisce nel nostro essere peccatori. Il Signore, infatti, ci chiama a seguirlo radicalmente in povertà e umiltà, vivendo il suo stesso progetto di santità: quello definito dalle beatitudini e dalle opere di misericordia. Il Suo vangelo è tutto qui! Non siamo chiamati a cercare altra parola che illumini la nostra vita.

Scegliere oltre i condizionamenti: riscegliere!

E non possiamo neppure nasconderci dietro la foglia di fico dei condizionamenti culturali: è vero, viviamo in una cultura liquida, ma i condizionamenti sono sempre esistiti e se “un tempo si privilegiava la stabilità, oggi si dà più importanza al cambiamento. In realtà, il Vangelo ci sfida sempre a vivere entrambe queste dimensioni della vita. Lo stesso Signore, che chiama a seguirlo senza condizioni, esorta i suoi discepoli a scegliere sempre di nuovo, a rinnovare la loro scelta di fronte a ogni situazione critica.

«[La santità] è un forte richiamo per tutti noi. Anche tu hai bisogno di concepire la totalità della tua vita come una missione. Prova a farlo ascoltando Dio nella preghiera e riconoscendo i segni che Egli ti offre. Chiedi sempre allo Spirito che cosa Gesù si attende da te in ogni momento della tua esistenza e in ogni scelta che devi fare, per discernere il posto che ciò occupa nella tua missione. E permettigli di plasmare in te quel mistero personale che possa riflettere Gesù Cristo nel mondo di oggi» (GE 23).