Che forma prendi? Diventare il meglio di te

Continua da La santità. Scelta di un’amicizia e da Progetto di gioia. Incarnare le beatitudini

 

La possibilità di diventare autenticamente se stessi, così come Dio ci ha pensati, cioé “santi al suo cospetto nella carità” è una missione che trova il suo progetto nel vivere le beatitudini. Incarnare l’invito di Gesù a divenire beati è molto più che un semplice «fare opere sante esteriori». Significa piuttosto essere docili agli impulsi dello Spirito, alla “sua santa operazione”, come dicono san Francesco e santa Chiara. E’ la sua santità a riverberare in noi! E questo implica «lasciarsi trasformare da Cristo».

E’ possibile monitorare questa trasformazione attraverso uno strumento prezioso di verifica: la pratica abituale -non casuale! – del bene, accertata nell’esame di coscienza. Papa Francesco ci ricorda che

«Siamo liberi, con la libertà di Gesù, ma Egli ci chiama a esaminare ciò che c’è dentro di noi — desideri, angustie, timori, attese — e quello che accade fuori di noi — i “segni dei tempi” — per riconoscere le vie della libertà piena: “Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buo­no” (1 Ts 5,21)» (GE 168).

Questo «vagliare ogni cosa» non è un esercizio scrupoloso, autoreferenziale, non è fare dell’esame di coscienza l’equivalente dello specchio delle brame, ma è un esami­narsi per «uscire» da se stessi verso l’amore di Dio e degli altri. Il meglio di noi sta sempre oltre noi: sta nell’amore che ci strappa al nostro selvatico egoismo.

«Vagliare ogni cosa» allarga il cuore perché fa vivere di quell’attenzione all’agire di Dio in noi che non può non far sciogliere il cuore nella gioia.

P. Diego Fares individua tre gli ambiti privilegiati di questo esaminarsi: il primo è quello delle novità di Dio.

È importante esa­minare bene «quando compare una novità nella propria vita, e dunque bisogna discernere se sia il vino nuovo che viene da Dio o una novità ingannatrice dello spirito del mondo o dello spirito del diavolo» (GE 168).

Il secondo ambito è lasciare che il Signore ci esamini, come fece con Pietro, sull’amore e sull’amicizia. Non dimentichiamo che «pri­ma di ogni legge e di ogni dovere, quello che Gesù ci propone di scegliere è un seguire, come quello degli amici che si seguono, si cercano e si trovano per pura amicizia. Tutto il resto viene dopo, e persino i fallimenti della vita potranno essere un’inestimabile esperienza di questa amicizia che non si rompe mai» (CV 290).

Il terzo ambito è quello dell’umiltà. Afferma il Papa: «L’umiltà può radicarsi nel cuore solamente attraverso le umiliazioni. Senza di esse non c’è umiltà né santità. Se tu non sei capace di sopportare e offrire alcune umiliazioni non “sei umile e non sei sulla via della santità» (GE 118). «Non mi riferisco solo alle situazioni violente di martirio, ma alle umiliazioni di coloro che sopportano per salvare la propria famiglia, o evitano di parlare bene di sé stessi e preferiscono lodare gli altri invece di gloriarsi, scelgono gli incarichi meno brillanti, e a volte preferiscono addirittura sopportare qualcosa di ingiusto per offrirlo al Signore: “Se, facendo il bene, sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio” (1 Pt 2,20)» (GE 119). (Diego Fares, Essere santi, Civ.Catt 2019 IV, p. 238 e ss)

 

Il frutto della trasformazione: divenire la migliore versione di me «per gli altri» 

L’umile e quotidiano esercizio dell’esame di coscienza su questi tre ambiti – le novità evangeliche, l’amicizia e l’umiltà – permette di giocare la carta più importante della vita: la scelta di «essere la migliore versione di me per gli altri».

257. Per realizzare la propria vocazione è necessario sviluppare, far germogliare e coltivare tutto ciò che si è. Non si tratta di inventarsi, di creare sé stessi dal nulla, ma di scoprirsi alla luce di Dio e far fiorire il proprio essere: «Nel disegno di Dio, ogni uomo è chiamato a uno sviluppo, perché ogni vita è vocazione». La tua vocazione ti orienta a tirare fuori il meglio di te stesso per la gloria di Dio e per il bene degli altri. Non si tratta solo di fare delle cose, ma di farle con un significato, con un orientamento. A questo proposito, Sant’Alberto Hurtado diceva ai giovani che devono prendere molto sul serio la rotta: «In una nave, il pilota negligente viene licenziato in tronco, perché quello che ha in mano è troppo sacro. E nella vita, noi stiamo attenti alla nostra rotta? Qual è la tua rotta? Se fosse necessario soffermarsi un po’ di più su questa idea, chiedo a ciascuno di voi di attribuirle la massima importanza, perché riuscire in questo equivale semplicemente ad avere successo; fallire in questo equivale semplicemente a fallire». (Papa Francesco, Christus vivit 257).