Prima parte
Grazie a sr Mariachiara Bosco del monastero S.te Claire di Gerusalemme che ci ha condiviso il suo lavoro!
Cuore! Parlare del cuore di qualcuno significa andare appunto… al cuore della persona, a quel nucleo vitale che la caratterizza, la muove, la motiva… Nella Bibbia la comprensione è integrale: il cuore è il centro degli affetti, della volontà, del pensiero, delle scelte…
Chiara d’Assisi ha ricevuto in dono un cuore docile, buono, generoso, attento alle cose di Dio e ai fratelli, soprattutto ai più bisognosi:
“Con cuore docile, anzitutto, ricevette dalle labbra della madre i primi rudimenti della fede; e in pari tempo ispirandola e istruendola interiormente lo Spirito, quel vaso veramente purissimo si rivelò un vaso di grazie.
Stendeva volentieri la mano ai poveri e dall’abbondanza della sua casa traeva di che supplire all’indigenza di moltissimi. E affinché il suo sacrificio fosse più gradito a Dio, sottraeva al suo corpicciolo i cibi delicati e li mandava di nascosto, a mezzo di persone incaricate, come ristoro agli orfani. Così crescendo con lei fin dall’infanzia la misericordia, aveva un animo sensibile alla sofferenza altrui, e si piegava compassionevole sulle miserie degli infelici.”[1]
Un cuore che, crescendo, ha conosciuto anche le ‘tenebre’ – se così si può dire – il bisogno di essere illuminato. Chiara stessa esprime l’azione di Dio come illuminazione: tutto il cammino di ricerca, di discernimento… lo sintetizza così:
Dopo che l’altissimo Padre celeste si degnò illuminare il mio cuore mediante la sua grazia…[2]
Fa eco alla preghiera di Francesco: “Alto e glorioso Dio, illumina le tenebre de lo core mio…” Anche Chiara – pur con una giovinezza diversa da quella di Francesco, ha avuto bisogno di essere illuminata. Uno spazio del cuore era nel buio, non capiva, non poteva orientarsi. I riferimenti e le luci conosciute non bastavano più, non erano capaci di penetrare oltre, più in profondità nella sete che aveva e cresceva col crescere di lei.
Chiara non alza il velo su quelle ‘tenebre’, su ciò che abitava il suo cuore, non ci spiega molto, ci lascia sulla soglia di un’esperienza che – a distanza di più di 40 anni! – ricorda e trasmette come il punto di svolta della sua vita di fede e della sua vocazione.
La breccia in quelle tenebre si è aperta grazie all’incontro con Francesco: strumento di luce o – meglio – come l’Amico dello Sposo ne è stato la lampada che le ha portato la luce del Cristo Povero.
… ha illuminato il mio cuore mediante la sua grazia perché, seguendo l’esempio e gli insegnamenti del beatissimo padre nostro Francesco perché facessi penitenza… [3]
Possiamo dire che Chiara ha conosciuto il cuore di Dio – del “suo” Dio, del Cristo Povero – attraverso il cuore di Francesco, “di Lui vero amante e imitatore”. Per conoscere non basta l’intelligenza o il sapere delle cose su Dio… : Francesco ne è amante e imitatore. Ha imparato ad amare ciò che Dio ama e predilige; ha imparato ad imitare, cioè a conformarsi, ad entrare nei gesti, nel pensiero, nella vita, nelle intenzioni, nelle scelte dell’altro, in quell’Amore, farlo suo, sposarlo, condividerne le conseguenze…
“Il padre Francesco la esorta a disprezzare il mondo, dimostrandole con linguaggio ardente che sterile è la speranza fondata sul mondo e ingannatrice ne è l’apparenza; instilla nelle sue orecchie la dolcezza delle nozze con Cristo, persuadendola a serbare intatta la gemma della castità verginale per quello Sposo beato, che l’amore ha incarnato tra gli uomini”[4].
Il frutto di questa illuminazione è “perché facessi penitenza”. Sappiamo che questa espressione facere penitentiam è centrale e sorgiva del nostro carisma: il padre san Francesco la usa come parola-sintesi della sua conversione. E’ la luce che ha condotto Francesco e Chiara a convertirsi a Cristo Povero, a cambiare mentalità, ad un capovolgimento di valori nella loro vita: “non temevamo nessuna povertà, fatica, tribolazione, umiliazione e disprezzo del mondo, che anzi l’avevamo in conto di grande delizia!”
La conversione tocca il cuore, prima dei comportamenti! Se si muove il cuore, si muovono anche le mani, i piedi, le cose… i sentimenti, i sensi! “Ciò che era amaro si fu tramutato in dolcezza di anima e di corpo”[5].
È l’incontro con il cuore di Dio che cambia il cuore dell’uomo. Negli scritti di Francesco e Chiara non è nominato espressamente il cuore di Dio, ma lo si può comprendere come riflesso dall’esperienza che ne fanno, si può dedurre dal volto di Dio contemplato: il volto del Cristo Servo, che si è umiliato e ha donato interamente se stesso senza trattenere nulla per Sé. Un “Dio Povero”, fatto povero e bisognoso “perché noi diventassimo ricchi per mezzo della sua povertà.”
Lo sguardo e la coscienza di Chiara sull’uomo sono più espliciti. L’antropologia di santa Chiara è prettamente cristiana. Dalle parole scritte ad Agnese di Praga, sorella con la quale condivide quanto crede e quanto vive a cuore aperto, si può dedurre l’intera teologia cristiana sull’uomo:
- Creato ad immagine di Dio
- Caduto nel peccato
- Redento da Cristo
- Abitato dallo Spirito cammina in una vita nuova
Per usare le parole stesse di Chiara:
- Un campo che contiene un tesoro, la più nobile delle creature
- Incatenato dal nemico del genere umano
- Riconciliato con Dio Padre
- Desiderando super omnia lo Spirito del Signore e la sua operazione
Questi ultimi quattro punti saranno sviluppati nei prossimi 4 articoli (pubblicati ogni domenica a partire da domenica 26 aprile)
[1] Legenda 3: FF 3157-3158.
[2] RegCh VI,1: FF 2787 e TestCh 24: FF 2831.
[3] RegCh VI,1: FF 2787.
[4] LegCh 5: FF 3164.
[5] TestFr 3.