continua da “Hai fatto del mio cuore la tua casa“
Incatenata dal nemico del genere umano
Chiara sa bene – e più volte lo ripete – che fu il nemico del genere umano ad incatenare l’uomo, a far brillare innanzi ai suoi occhi il luccicore delle cose transitorie e delle glorie fallaci: in filigrana c’è tutto il capitolo 3 del libro della Genesi con l’istigante serpente nel dialogo con Eva. Chiara non punta il dito sul peccatore, ma esplicita la radice del peccato: Se qualche sorella, per istigazione del nemico, avrà peccato. E’ l’istigazione del nemico. Il cuore è ingannato, lo sguardo del cuore deformato, attirato da luci fallaci, illusorie che tentano di annientare ciò che è più grande del cielo.
In una semplice frase secondaria, Chiara tratteggia la realtà degli uomini dopo il peccato – che erano poverissimi e indigenti, affamati per l’eccessiva penuria del nutrimento celeste [1].
“Il nemico del genere umano è denunciato con forza da Chiara, che invece insiste sul fatto che al di là delle glorie momentanee esiste un’altra fame nell’uomo. Vi è quella fame del cuore, quel bisogno di luce e di verità, di amore, quel bisogno di dono di sé che è più forte di tutto”[2]:
“Chi non sdegnerebbe con orrore le insidie del nemico dell’umano genere, che facendo brillare innanzi agli occhi il luccicore delle cose transitorie e delle glorie fallaci, tenta annientare ciò che è più grande del cielo?”[3]
“La vita dell’uomo è piena di tumulto e di conflitto tra un’infinita varietà di desideri. Alla radice di tutti i desideri dell’uomo si trovano la sua indigenza essenziale e il suo bisogno di possedere la vita nella piena realizzazione del proprio essere. Questo valore positivo del desiderio è nell’ordine della natura che Dio ha creato. Il complesso degli Scritti di Chiara conferma questo dato fondamentale. Ma proprio perché è qualcosa di essenziale e di non sradicabile nell’uomo, il desiderio può diventare per lui una tentazione permanente e dannosa: esso può essere pervertito dal “nemico del genere umano” che, attraverso il fasto di glorie momentanee cerca di distruggere l’uomo. (…) Fin dall’inizio della vita dell’uomo, Chiara fa il nesso tra il mistero della povertà dell’uomo e quello del peccato. (…) Il peccato appare come una rottura di relazione (…) in un atto di estremo egocentrismo ed egoismo. Ecco perché Chiara insiste presso le sue sorelle:
“Ammonisco poi, ed esorto nel Signore Gesù Cristo, che si guardino le sorelle da ogni superbia, vanagloria, invidia, avarizia, cura e sollecitudine di questo mondo, dalla detrazione e mormorazione, dalla discordia e divisione.”[4]
Questo versetto della Regola è ripreso letteralmente dalla Regola bollata di Francesco (Rb 10,7), aggiungendo di sua propria mano discordia e divisione. Già nella Regola non bollata era presente questa attenzione/vigilanza sull’interiorità del cuore (Rnb 8,1-2; 17,9-10) e non era trascurato da Benedetto (RBen 4,34-40; 65,7-8)[5]…patrimonio della sapienza biblica:
“Con ogni cura vigila sul cuore
perché da esso sgorga la vita”[6].
L’essere umano ha la costante tendenza a ripiegarsi su se stesso. Egli è tentato di fare della propria persona la suprema ricchezza. (…) Soltanto la povertà di cuore volontariamente scelta può arricchire l’uomo in profondità. (…) Con parole semplici e forti, a rischio di urtare la nostra sensibilità, Chiara sottolinea senza pietà la corruzione dell’uomo, il suo egoismo, il suo peccato. Essa evoca la debolezza celata al fondo del suo desiderio. La carne e il cuore gridano all’unisono…:
“non abbiamo un corpo di bronzo, né la nostra è la robustezza del granito, anzi siamo piuttosto fragili e inclini ad ogni debolezza corporale”[7]
(…) Chiara porta in piena luce le pieghe e le astuzie dell’egoismo”.[8]
Più espressamente parla delle “astuzie dello scaltro serpente, sulla superbia, che è rovina dell’umana natura, e sulla vanità, che rende fatui i cuori degli uomini”[9]. Fatui i cuori: vuoti, inconsistenti, vani…
Chiara non parla a persone sconosciute losche, coinquiline della concupiscenza nella periferia di grandi metropoli: Chiara parla alle sue sorelle di San Damiano, parla a noi. Conosce e comprende le nostre infermità e debolezze, non si scandalizza, ma come una madre ci educa a chiamare le cose per nome, a guarire ed evangelizzare l’interiorità.
Superbia, vanagloria, invidia, avarizia, cura e sollecitudine di questo mondo, detrazione e mormorazione, discordia e divisione: Questo passo della Regola fa eco in versione monastica (!) al vangelo Marco 7, 20-23: «Ciò che esce dall’uomo, questo sì contamina l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adultèri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l’uomo»[10]. E’ dal cuore che escono!
“L’accento, come si vede, è posto sui peccati che incidono sulle relazioni fraterne, mentre sono tralasciati i vizi capitali che si riferiscono alla vita ascetica personale, quali accidia, ira, gola e lussuria. Chiara a sua volta, aggiungendo all’elenco di Francesco “discordia e divisione”, accentua ulteriormente questa prospettiva, mostrando di avere un’esperienza assai lucida e concreta dei nemici dell’unità. “Discordia e divisione” sono la diretta conseguenza dei due termini immediatamente precedenti “detrazione e mormorazione”. (…) Chiara invita le sorelle a mettere al vaglio il loro cuore perché riconoscano e tolgano gli ostacoli alla comunione: sentiamo la voce di una madre, le sue preoccupazioni e i suoi desideri per il piccolo gregge che il Padre ha affidato alla sua cura.[11]”
“Siamo piuttosto fragili e inclini ad ogni debolezza corporale”…
Chi dunque ci libererà?
[1] 1LAgn 20: FF 2865.
[2] Ledoux Claire Marie, Iniziazione a Chiara d’Assisi, Cittadella ed. 1999, p.81.
[3] 3LAgn 20: FF 2891.
[4] RegCh X, 6: FF 2809, Ledoux C.M. Iniziazione.
[5] Cf. Federazione S.Chiara d’Assisi, Chiara d’Assisi e le sue fonti legislative. Sinossi cromatica, pag.96-97.
[6] Pr 4,23.
[7] 3LAgn 38-39: FF 2897.
[8] Ledoux Claire Marie, Iniziazione a Chiara d’Assisi, p.55-56.
[9] 3LAgn 6: FF 2885.
[10] Questo versetto è citato in Rnb 22,7-8.
[11] Federazione S.Chiara, Il Vangelo come forma di vita, vol.3, Messaggero, Padova 2007, pag. 428-429.