Nella Storia dell’Anello il compagno di Frodo è chiamato a compiere gesta di raro coraggio. Una maturazione guidata dall’affetto che consolida la sua capacità di custodire l’altro
Ci ha cambiato e ci sta cambiando l’emergenza? E come? Pochissimi – facciamo pure “non pervenuti” – gli inguaribili ottimisti, convinti che avremo fatto tesoro di questo tempo e diventeremo un’umanità migliore. Qualche adesione la registra il gruppo dei possibilisti, di chi dice che ci troviamo davanti a una grande opportunità per ripensare il nostro stile di vita e che faremmo bene ad approfittarne. Poi c’è la controretorica disillusa de “l’uomo è quello che è, passata la paura…”, che nella sua versione più estrema può raggiungere il “saremo certamente peggiorati”.
Solo il tempo darà una risposta. Qui, come al solito, ci limitiamo a cercare nella storia dell’Anello qualche spunto, qualche briciola di saggezza. E il personaggio giusto per parlare di cambiamento sembrerebbe essere il vero protagonista della parte conclusiva di Le due Torri, Sam, l’umile giardiniere che riuscì ad avere la meglio su Shelob, un mostruoso ragno di enormi dimensioni. CONTINUA A LEGGERE