Il desiderio più grande del cuore

(continua da “Il cuore riconciliato“)

 

“Il lavorio senza tregua della lotta al peccato, descritto fin qui, prepara il cuore alla santa operazione dello Spirito, all’effusione piena della carità…”[1] frutto del desiderio più alto: avere lo Spirito del Signore e la sua santa operazione.

“Siano invece sollecite di conservare sempre reciprocamente l’unità della scambievole carità, che è il vincolo della perfezione[2].

È una frase scritta totalmente dal cuore di Chiara, attinta alla Scrittura[3]. “Siano sollecite di conservare”: in questo brano ci sono due sollecitudini in opposizione, due preoccupazioni che lottano per avere il dominio dei cuori: quella per la custodia dell’unità e la “sollecitudine di questo mondo”. (…) L’unità della carità è un bene così prezioso che va custodito con grande attenzione, con vigilanza e responsabilità”[4].

“Avere lo Spirito del Signore è l’unico possesso da desiderare, è il principio della trasformazione nell’immagine di Cristo. La via del desiderio, così cara ai Padri della Chiesa, è quella che scava il cuore per accogliere il dono dello Spirito.  (…) Solo lo spazio di una relazione intima con Dio infatti, la pace di quella casa in cui Egli è presente, permette che l’uomo, liberato da sé stesso, dallo spirito della carne, entri nel mistero di quel capovolgimento di valori per cui tutto ciò che accade nella vita è guardato con gli occhi puri di Cristo stesso… È l’ordine nuovo della riconoscenza, della restituzione a Dio: l’ordine dello Spirito… (…) E’ qui il culmine della Forma vitae clariana: il possesso dello Spirito che conforma a Cristo povero ed è la fonte della santa unità[5]”.

Questi i frutti:

  1. a) “La prima opera dello Spirito è la preghiera in purità di cuore (…) che fa cercare le cose celesti e sempre adorare e vedere il Signore Dio vivo e vero, è antitetica alla ‘cura e sollecitudine di questo mondo’, che acceca l’uomo immergendolo nelle realtà materiali[6]”. Un cuore puro che prega lo Spirito Santo e dona la grazia di vivere le virtù (umiltà, pazienza, amore, sopportazione, fino alle più esigenti di essere perseguitate, riprese, accusate):

“…pregarlo sempre con cuore puro e ad avere umiltà, pazienza nella tribolazione e nella infermità, e ad amare quelli che ci perseguitano, riprendono e accusano, perché dice il Signore: «Beati quelli che soffrono persecuzione a causa della giustizia, poiché di essi è il regno dei cieli”[7]

  1. b) Le opere al di fuori che parlano e mostrano l’amore che si ha nel cuore… e questo amore è contagioso: provocate dall’esempio le sorelle crescono…:

 “E amandovi a vicenda nell’amore di Cristo, quell’amore che avete nel cuore, dimostratelo al di fuori con le opere, affinché le sorelle, provocate da questo esempio, crescano sempre nell’amore di Dio e nella mutua carità[8].

  1. c) Un cuore che si lascia ‘incidere’, scrivere – descripsi – nel profondo dalla memoria e dall’amore delle sorelle, come le tavole sulle quali è scritta la legge di Dio. Il cuore non si gioca solo nel rapporto col Signore: il cuore nuovo, di carne, è un cuore capace di avvicinare e che si lascia avvicinare, toccare, scrivere, incidere e forse anche col rischio di essere ferito. Non si rimane mai come prima. La vulnerabilità c’è in un cuore disarmato, profondamente umano, come quello di Gesù:

“Io porto il tuo caro ricordo inseparabilmente impresso nel profondo del mio cuore” – descripsi inseparabiliter in tabulis cordis mei – sulle tavole del mio cuore.[9]

[1] Federazione S.Chiara, Il Vangelo come forma di vita, pag.429.

[2] RegCh X, 7: FF 2810.

[3] Col 3,14 ; Ef 4,3.

[4] Federazione S.Chiara, Il Vangelo come forma di vita, pag.431.

[5] Federazione S.Chiara, Il Vangelo come forma di vita, pag.436-437.

[6] Federazione S.Chiara, Il Vangelo come forma di vita, pag.438-439.

[7] RegCh 10, 10-12: FF 2811.

[8] TestCh 59-60: FF 2847.

[9] 4LAgn  34: FF 2907.