Novembre è il mese che la Chiesa dedica alla memoria dei defunti: chi di noi non ha qualcuno da ricordare con gratitudine, il cui ricordo è benedizione al Signore?
Vi presentiamo la memoria che 8 anni fa abbiamo steso per la nostra sr Donata che intercede per noi in cielo. “Siamo alberi con le radici in cielo!”
Venite, ascoltate, voi tutti che temete Dio e narrerò quanto per me ha fatto!
Angelica Martelli è nata a Busto Arsizio il venerdì santo 7 aprile 1939 da Giuseppe e Luigia Gacati, quarta di cinque figli. Ha compiuto la sua pasqua il 23 marzo 2015
Ha fatto il suo ingresso al Protomonastero S. Chiara il 2 febbraio 1961, vestendo poi l’abito di santa Chiara il 29 novembre del medesimo anno. Ha emesso la prima professione l’11 febbraio 1963 e la professione solenne il 12 febbraio 1966.
Successivamente, per il triennio 1970-73, è stata eletta Vicaria. Ha potuto vivere così, in una posizione “privilegiata” e con cuore appassionato, il grande evento del Concilio, cogliendo la dimensione evangelica del rinnovamento della vita religiosa da esso richiesto, facendosi promotrice all’interno della comunità dell’abolizione delle due classi di sorelle (coriste e converse) e della formazione per tutte, avendo in cuore il grande ideale che costituisce il proprium del carisma di Chiara: l’uguaglianza fra tutte le sorelle come condizione per la santa unità.
Pochi anni dopo, il 7 agosto 1975, è stata trasferita in aiuto al Monastero di Napoli, dove è stata eletta Vicaria il 17 settembre 1975. Ha fatto ritorno ad Assisi nel giugno 1978, lasciando nuovamente il Protomonastero il 25 agosto 1984 quando, insieme ad altre 3 sorelle -una professa solenne e due professe di voti temporanei-, è partita alla volta di Borgo Valsugana con il compito di responsabile della fondazione del Monastero posto sotto la protezione di San Damiano, in memoria del luogo che aveva accolto santa Chiara e le sorelle della prima ora. Durante il tempo della fondazione è stata dapprima maestra delle professe temporanee e poi delle prime postulanti. Ha continuato il servizio di responsabile fino al 29 novembre 1997, giorno in cui la fondazione è stata canonicamente eretta come monastero autonomo. Il primo capitolo elettivo l’ha confermata nel servizio di guida della comunità: è stata quindi abbadessa nel triennio 1997-2000; nel successivo capitolo elettivo è stata eletta discreta, ma ben presto ha interrotto il suo servizio per partire nuovamente alla volta dell’Umbria, il 29 giugno 2003, in seguito alla richiesta delle sorelle del Monastero S. Chiara di Trevi che l’avevano postulata come abbadessa. Ha svolto quindi il servizio presso di loro dal 4 luglio 2003, venendo poi riconfermata il 14 settembre 2006. Ha fatto rientro a Borgo Valsugana il 31 ottobre 2007.
Sr. Donata ha saputo sempre portare avanti le responsabilità che la Provvidenza le ha affidato con fede, semplicità e apertura, con un grande senso ecclesiale e con un concreto amore alla famiglia francescana, sentendo particolarmente importanti e curando, con lo stile sobrio e fedele che l’ha sempre caratterizzata, le relazioni con i frati. Il loro apporto formativo, carismatico e liturgico, fu per lei particolarmente prezioso nel momento del post-concilio, dandole di scoprire il volto vero della complementarietà, da lei vissuta con l’interesse e la partecipazione per la loro vita e le loro preoccupazioni. Anche una volta giunta in Trentino ha intessuto significative relazioni di fiducia e di stima, chiedendo il consiglio dei frati nelle decisioni per la casa e il loro apporto formativo per la crescita della comunità.
Sobria nel carattere, delicata e attenta nel tratto, sr. Donata è stata aperta alla vita e al nuovo nei confronti del quale ha sempre dimostrato simpatia e interesse. Durante gli anni della fondazione, col susseguirsi degli ingressi di giovani in monastero, ha dimostrato apertura di cuore e di mente, lasciandosi provocare dalle istanze che la raggiungevano, riguardassero esse lo stile di vita fraterno o la formazione. Soleva dire: “Mi mantenete giovane”, ed era vero! Giovane nel pensiero e nell’anima a motivo dell’approfondimento del carisma, coltivato assiduamente con la lettura e lo studio. Giovane nel cuore per l’amore ardente al Signore, al quale offriva le sue azioni, la sua fedeltà alla preghiera e al lavoro, il suo ascolto dei fratelli e delle sorelle. Giovane nella capacità di dialogo con i tempi nuovi, per quel tratto innato di saggezza e ponderatezza che la caratterizzava e per un intuito soprannaturale che le faceva misurare sempre la realtà a partire dal mistero pasquale, dall’ascolto del Magistero e dal confronto amoroso con Francesco e Chiara. La sua fiducia nella Provvidenza l’ha sostenuta nell’impresa della fondazione del Monastero, abbracciata con totalità e con la forza di una seconda chiamata: Donata ha totalmente posto la sua fiducia nel Signore e nell’opera alla quale misericordiosamente l’ha chiamata, tanto che non l’abbiamo mai udita esprimere l’ombra di un rimpianto per aver dovuto lasciato la sua grande, bella e amata comunità del Protomonastero. Grazie alla sua testimonianza di fede, il piccolo seme della vita clariana, gettato da lei e dalle sorelle fondatrici fra queste montagne col dono stesso della loro vita, non ha mai temuto i rigori delle stagioni meno buone.
Il suo innato ruolo di mediatrice fra le generazioni ha fatto sì che Donata potesse assumere il compito di formare le prime giovani della comunità, componendo la forza e la bellezza del carisma con la novità di cui esse erano portatrici.
Il dovere di prendersi cura di una comunità in crescita e della struttura della casa da adattare alle esigenze della vita claustrale, poco alla volta e senza grandi mezzi, non è mai stato per sr. Donata una preoccupazione, certa com’era che le opere di Dio crescono sempre, pur fra le prove e le difficoltà.
Profondamente legata alla sua Chiesa ambrosiana e alla famiglia francescana umbra, ha amato con grande tenerezza la Chiesa di Trento che, attraverso la carissima figura di mons. Gottardi, l’aveva accolta con gratitudine, stima e amore. L’esperienza del servizio dell’abbadessato svolto per le sorelle del Monastero di Trevi, amate tenerissimamente come figlie fino all’ultimo respiro, ha affinato ulteriormente la sua sensibilità umana ed ecclesiale facendo nascere in lei la necessità di una “presa in carico” di tutti e di ciascuno, presa in carico alla quale è stata fedele fino alla fine.
Nell’ultimo anno della sua vita aveva ripreso l’alzata per la preghiera notturna nel desiderio di “mattinar lo Sposo”, di essere trovata vigilante alla sua venuta. E crediamo che davvero sia avvenuto così perché anche nei mesi della malattia, che per lei è stata anche una grande purificazione e un esercizio continuo di consegna di sé, il pensiero del coronamento della sua vocazione nell’incontro con il Signore l’ha sostenuta come una dolce speranza. Il sì alla malattia e all’avvicinarsi di sorella morte è nato serenamente dopo una lotta interiore durata pochi giorni, e si è sciolto nel desiderio di spezzare una parola a tutte le persone care, di lasciare qualcosa di sé a tutte le sorelle.
L’eredità più grande che sr Donata ci lascia è sicuramente la fede e la certezza della profondità della vitalità delle nostre radici. Tutta la sua vita è stata testimonianza e manifestazione che il terreno buono del carisma francescano-clariano è in grado di fecondare l’esistenza di chi è chiamato ad affondare in esso le proprie radici, fino a trasformarla in un inno di lode al Signore di tutti. Tale è stata la vita della nostra sorella Donata e di questo rendiamo grazie a lei e al Re della gloria, presso il quale ora è la sua dimora.
