Preferire Cristo a tutto. La cifra dell’obbedienza liberante

Dire sì alla vita è dire sì a Cristo: non alla vita in generale, ma a quella di ogni giorno, di ogni respiro.

Questo comporta necessariamente delle rinunce: me ne accorgo in particolare quando ci sono eventi che diventano costrizione, che bisogna solo accettare senza scelta previa, quando sembra che siano gli eventi a condurre la vita e che a te non resti altro da fare che andargli dietro come un cane al guinzaglio.

 Solo quando accade questo capisco che cosa sia l’obbedienza, quella che ti fa dire sì e ti lancia in avanti nel baratro dell’ignoto. Ma ti ci lancia accendendo sul tuo viso il sorriso e infondendoti la certezza che qualunque cosa accada andrà bene perché lui, Gesù Cristo, è con te. Mi stupisce questa obbedienza perché non mi appartiene se non in quel piccolo sì che dico e che allarga, spalancandoli davanti, orizzonti mai immaginati. Scopro che l’umiltà, l’amore, sono indivisibili da questa obbedienza. È certo!

È certo anche se dura pochi istanti perché poi l’io si riprende tutto, ma lo spazio di un sì vero si è aperto e non si chiuderà più. Quando, troppo spesso, non riesco a obbedire così, libera da me stessa, non riesco a testimoniare di aver scelto Cristo e di averlo preferito a tutto.

Spesso, quel tutto, sono io.