Quaresima: tempo, non istante

Quaresima, quaranta giorni: per grazia la quaresima è un tempo. Non è un giorno. Quaranta giorni sono necessari per imparare che il tempo non è “subito”, ma è la dimensione stessa della profondità. Non è qualcosa che si sviluppa in orizzontale, ma in verticale: sale e acquista sapore scendendo, come l’umiltà.

Il grido di salvezza che accompagna la liturgia della quaresima quasi a ogni passo “Vieni presto in mio aiuto”; “Non tardare!”; “Salvami!” mi pare descriva proprio il grido della coscienza davanti al mistero del male nelle sue diverse concretizzazioni: dalla drammatica cronaca di tutti i giorni, al perpetuarsi di situazioni difficili, segnate dalla fragilità ma anche dal peccato. Tutti i giorni dolore….

Tante volte, lo confesso, vorrei che quel “Vieni presto!” si realizzasse in un attimo. Ma questo preteso “subito” riduce il tempo a cronos, il dio greco che mangia i suoi figli per non perdere il potere. Non c’è forse il detto“ ’l sol ‘l magna le ore”? Cronos è un tempo che non si può applicare alla vita: non è capace di generarla a un senso vero ed eterno.

La profondità della liturgia fa sì che il tempo generi l’incontro: ci porta verso il cuore del Padre misericordioso. A differenza di cronos, il padre misericordioso accetta il tradimento dei figli e non si arrende, continua a vedere lontano e a vedere da lontano.

Vede lontano cosa accade nel cuore dei figli prima ancora che accada e lascia che anche loro ne prendano coscienza senza smettere di amarli; e attende che germogli in loro il seme dell’amore.

Vede da lontano la nostra umiliazione e ci corre incontro a ogni istante, anche mentre andiamo vagando su vie sempre più distanti. Per il Padre il presente ha valore, non solo il futuro.

La liturgia che ci ha messo sulle labbra e nel cuore parole di umile consapevolezza, ha piano piano scavato in me un luogo di sosta e di riposo: le ferite del Crocifisso. Quel luogo dove l’amore tocca le mie ferite e le fa sue, e facendole sue le salva.

Quando questo incontro accade, possiamo fare nostro il grido di san Francesco piangente “l’Amore non è amato, l’Amore non è amato!”: questo pianto consapevole di sé, non strugge l’anima ma la fa ardere.